Storia dell'US Foggia
a cura di Pino Autunno
Un nuovo fallimento-choc
La promozione, di fatto, se da un lato rianima gli entusiasmi
di una intera provincia, dall'altro non risolve i gravi problemi
di natura finanziaria in cui da tempo si dibatte il club di via
Gioberti. A maggio Patano si dimette, proprio mentre Marino decide
di prolungare la sua permanenza a Foggia, ma ormai appare chiaro
che qualcosa nel giocattolo rossonero si sia inceppato. A fine
giugno sbatte la porta anche
Trinastich, padrone
del vapore con il 70% delle quote, ed il primo luglio alla presidenza
sale l'avvocato
Scirano. Non c'è più pace
attorno al Foggia, ormai è una disperata corsa contro il
tempo quella che la dirigenza mette in atto per cercare di scongiurare
il pericolo del fallimento. A settembre Trinastich, uno degli
ultimi ad arrendersi, torna in sella con la nomina di amministratore
unico, ma la sensazione ormai netta è che solo l'ingresso
di forze fresche possa scongiurare il peggio. In campionato la
formazione di Marino, intanto, non sembra risentire più di
tanto del caos che regna a livello societario, e resta sempre
a galla, ad immediato ridosso delle primissime. A fine ottobre
l'attesa svolta sembra profilarsi all'orizzonte, l'imprenditore
barese
Tasselli mostra un concreto interesse
per l'acquisizione del club, ma la trattativa si arena sul più bello
e, ai primi di gennaio il sodalizio dauno, con un colpo di mano,
passa all'assicuratore cerignolano
Antonio Vitale.
Il Foggia imbocca un tunnel senza uscita, l'ultimo escamotage
serve solo a prolungare un'inutile agonia. Anche la cessione dei
primi di aprile ad una fantomatica holding inglese, salutata come
la panacea di tutti i mali, finisce con l'essere il preludio al
fallimento che il 6 aprile del 2003 diviene realtà. Per
un vecchio debito di 323mila euro, cala il sipario sul calcio
foggiano, anche se la curatela fallimentare garantirà,
grazie all'appoggio esterno di Enti e privati, la regolare conclusione
della stagione in corso.