Storia dell'US Foggia

a cura di Pino Autunno

Il breve interregno di Coccimiglio

Si addensano nubi cupe sul futuro calcistico del Foggia.
Il 7 maggio: finisce deserta la prima asta bandita dal Tribunale per la vendita del patrimonio attivo del club, al prezzo-base di 500 mila euro: solo sette giorni più tardi l'imprenditore edile toscano Coccimiglio batte sul tempo la concorrenza, anche se, per un vizio di forma, dovrà attendere ancora qualche ora prima di mettere le mani sul Foggia versando sull'unghia 570mila euro. Il 21 maggio viene costituita l'U.S. Foggia, che vede salire alla presidenza l'avvocato Aldo Teta .
Il futuro però resta sempre ricco di incognite: ritrovata infatti una parvenza di stabilità societaria, resta da decifrare a quale torneo la squadra potrà partecipare. Il 30 giugno la Co.vi .soc. riammette il Foggia alla C/1 e la presidenza federale trasferisce alla nascente società il titolo sportivo ed il parco tesserati della fallita Foggia Calcio. Coccimiglio ha così via libera e può dar corso al suo progetto che, seppure solo nelle intenzioni, parrebbe orientato verso il definitivo rilancio del calcio locale.
Il 30enne neo-amministratore delegato affida la panchina a due vecchie bandiere del calcio capitolino, Giannini e Pruzzo , quindi dà corso alla rifondazione. Della vecchia guardia restano i soli Efficie, Catalano e Stefani, il nuovo Foggia viene completamente ridisegnato.
Gli esordi sono incoraggianti, i rossoneri sembrano destinati ad una stagione di vertice, ma dopo la sconfitta casalinga con la Fermana , ecco l'inattesa involuzione.
Coccimiglio non ci sta e per dare maggiore concretezza al suo progetto non bada a spese.
In ottobre, si regala due colpi a sensazione, a Foggia sbarcano Oliveira e Stroppa, i cui trascorsi altisonanti in serie A lasciano presagire che da queste parti stia finalmente per cambiare il vento.
Così non sarà, purtroppo. Giannini, tecnico capace ma scarsamente assistito dai suoi più stretti collaboratori, presto pagherà dazio alla sua scarsa esperienza e, dopo la sciagurata sconfitta di Pesaro contro la cenerentola del campionato, sarà costretto ad ammainare bandiera bianca.
Coccimiglio, che nel frattempo accusa la crisi con la quale devono fare i conti le sue principali aziende, non si perde d'animo: per una domenica si improvvisa anche allenatore, si accomoda in panchina batte la Reggiana ed affida una squadra rincuorata nello spirito e nel morale a Massimo Morgia , da lui prescelto per risalire la china.
Il Foggia, come per incanto, si ritrova: il neo-allenatore romano restituisce un'anima ed una fisionomia ad una formazione fino a quel momento in preda alle proprie ansie e, per il resto della stagione, fioccheranno le vittorie, che riconcilieranno con il gioco e lo spettacolo.
Le buone notizie, purtroppo, non arriveranno invece dal fronte societario, che vedono un Coccimiglio sempre più in affanno a far quadrare i conti.

Siamo, insomma, alle solite: il Foggia che sul campo lotta alla pari con tutti, fatica a trovare una sua dimensione ed una stabilità sul piano economico-finanziario. Coccimiglio sino alla fine proverà ad invertire la rotta e a restare in sella alla società, prima di arrendersi all'evidenza.