Storia dell'US Foggia
a cura di Pino AutunnoLa maledizione dei play-off e la conquista della Coppa Italia di C
L'avvento dell'imprenditoria locale al timone della Società non porta con sé benefici immediati.Per quanto gli obiettivi mirino dichiaratamente ad un rilancio immediato(partendo comunque da una base che non è proprio da disprezzare), Pavone opta invece per il repulisti. Resta in sella il tecnico Morgia, cambiano gli attori principali, a cominciare da Catalano, Mariniello e Cellini, che pure erano stati fra i protagonisti più applauditi dell'ultima stagione.
E così il Foggia, dopo un avvio disastroso in campionato (4 punti in 6 gare), torna a vivere giorni difficili: salta Morgia, arriva lo stagionato Rumignani, ma la musica non cambia. Al punto che bisogna ricorrere alla soluzione interna Fiorucci per ritrovare un briciolo di serenità e qualche risultato che allontani gli spettri di una nuova retrocessione.
Solo all'ultima giornata Marruocco e soci riusciranno a tirarsi fuori da ogni impaccio, la salvezza è finalmente in cassaforte, ma la macchia di una annata vissuta sempre con il fiato sospeso e figlia di alcune scellerate valutazioni estive resta e merita una più attenta disamina. Così i recenti grossolani errori incidono in maniera drastica sul futuro rossonero: Capobianco & soci rompono gli indugi, vogliono una stagione da protagonisti e per centrarla non badano a spese.
Il dopo-Pavone si chiama Nicola Salerno: è alla riconosciuta esperienza del direttore sportivo materano che viene affidata la ricostruzione. Dopo il lungo corteggiamento a Ballardini (che lascia appesa la questione tecnica per diversi mesi) e il rifiuto annunciato di Zdenek Zeman, la scelta ricade sull'ombroso Stefano Cuoghi, che ha appena sfiorato la promozione a Salerno e che arriva a Foggia con l'etichetta del sergente di ferro in grado di pilotare i rossoneri verso traguardi ambiziosi.
La squadra è rivoltata come un pedalino, il ds Salerno mette le mani su elementi di sicuro affidamento: da Ignoffo a Zanetti, da Cardinale a Shala, da Principali a Dall'Acqua, per finire al cileno Salgado, il valore aggiunto di una squadra che non tarderà a farsi amare. L'avvio è straripante, Cuoghi si conferma lo stratega che tutti si aspettavano, il Foggia non fatica d inserirsi nei quartieri alti della classifica, anche se Avellino e Ravenna sembrano le concorrenti più agguerrite.
Tutto bene fino alla gara numero 13 in programma a Terni: al Liberati arriva la prima sconfitta stagionale dopo la abominevole rissa di Salerno, e da quel momento per Cuoghi è buio pesto. Al punto che in gennaio, dopo 6 gare consecutive senza vittorie, il tecnico modenese viene sollevato dall'incarico. A quel punto, con la squadra in ritardo in classifica dalle prime, più niente e nessuno sembra in grado di rimettere in carreggiata il Foggia.
Ed invece l'avvicendamento tecnico si rivela un toccasana: l'avvento di Fulvio D'Adderio dà nuovo slancio ai rossoneri che, rinvigoriti anche dall'arrivo alla riapertura del mercato di due pedine del calibro di Pecchia e Mastronunzio, scalano la classifica fino ad agguantare il quarto posto finale.
L'accesso alla B, dunque, passa per i play-off, ed agli spareggi il Foggia ci arriva con il vento in poppa: in semifinale supera di goleada allo Zaccheria la Cavese (5-2), ignara però dei tormenti ai quali dovrà andare incontro nel return-match. Al Simonetta Lamberti il pomeriggio è da incubo: al 90' Pecchia e compagni sono sotto di tre gol, e di fatto estromessi dalla finalissima. Ci pensa San Mastronunzio, a tempo quasi scaduto, a trovare la via della rete e a riacciuffare una qualificazione che pareva ormai sfuggita. Lo scampato pericolo invoglia all'ottimismo: aver raggiunto l'ultimo atto della stagione in quel modo da più parti viene letto come un segno del destino, ma prima di gioire c'è da superare lo scoglio-Avellino.
A Foggia è Salgado a matare gli irpini con un gol di rapina, a quel punto è sufficiente un pareggio per conquistare la B. Il 17 giugno del 2007 può rappresentare la data della svolta del calcio foggiano: al Partenio i rossoneri sono pronti a riconciliarsi con la parte più nobile della loro storia. Giocano una gara senza sbavature gli uomini di D'Adderio, che ad un certo punto intravedono materializzarsi il sogno inseguito da circa un ventennio. Poi, a soli 90" dall'apoteosi l'Avellino ha un sussulto con Rivaldo che lo rimette beffardamente in corsa. I supplementari a quel punto non hanno più storia, finisce 3-0 per gli irpini, sul Foggia cala la disperazione e si conferma la maledizione dei play-off.
Ripartire dopo aver assaporato l'ebbrezza della promozione, è dura. Ciononostante a via Napoli si raccattano i cocci dell'ultima cocente delusione, appena lenita dalla conquista della Coppa Italia di C, primo trofeo di novanta anni di storia rossonera messa in bacheca dopo la doppia finale del 25 aprile del 2007 contro il Cuneo.
A prevalere è la linea del rinnovamento, si cambia ancora. D'Adderio dice addio, e con lui quasi tutti gli splendidi protagonisti dell'ultima annata, a cominciare da capitan Pecchia che si accasa a Frosinone più per volontà altrui che per propria scelta. Tocca a Sasà Campilongo, reduce dai recenti trionfi di Cava, riprovarci, anche se la nuova operazione presenta più di una incognita legata all'ennesimo ribaltone apportato sul piano tecnico-tattico. Ed infatti il nuovo Foggia forgiato dal tecnico di Fuorigrotta fin dall'inizio faticherà a ritrovarsi: Agazzi, Arno, Mora, Rinaldi, Coletti, D'Amico, Tisci, Biancone, Del Core, Di Roberto e Plasmati rappresentano il nuovo che non avanza, nel senso che già dalle prime battute la squadra stenterà a decollare. I rossoneri resteranno a lungo nel limbo della classifica in una posizione anonima, sino a quando a metà gennaio la società, nell'estremo tentativo di dare una scossa, opterà per il cambio in panchina: spunta Nanù Galderisi, e come per incanto, il Foggia da brutto anatroccolo si trasforma in cigno.
Piovono le vittorie, l'ambiente si ricompatta, giocatori fino a qualche mese prima irriconoscibili ritrovano l'antico piglio, pian piano riprende quota l'ottimismo. Galderisi con la terapia del sorriso, insomma, rimette le cose a posto, ed il Foggia avvia la grande rincorsa, che lo porterà sul filo di lana a centrare lo straordinario obiettivo dei play-off per il secondo anno consecutivo. Ancora una volta, però, il destino è crudele: gli spareggi non si addicono proprio ai colori rossoneri, arriva l'ennesima delusione che ha il volto della Cremonese di Mondonico. I grigiorossi strappano il nulla di fatto allo Zaccheria, e dunque intravedono in anticipo la finale. Allo Zini, però, il Foggia va ad un passo dalla clamorosa impresa: passa con Del Core, ma in superiorità numerica consente all'avversario di rimettere in equilibrio il match. Finisce 1-1, l'appuntamento con la stroria è ancora una volta rinviato.




