Storia dell'US Foggia

a cura di Pino Autunno

L'epopea Fesce

Il patriarca Rosa Rosa sfibrato passa la mano ad Antonio Fesce, figura emergente dell'impreditoria locale. La rifondazione si inaugura nel segno di Tommaso Maestrelli: una sola stagione di transizione e il Foggia, che ne frattempo ha ripreso la sua originaria denominazione US, riconquista la massima serie. E' il 1970, l'anno che lancia alla ribalta Pirazzini, Colla, Bigon, Re Cecconi e Trentini. La serie A a Foggia, però, continua ad essere solo di passaggio, un anno solo ed è nuovamente B, anche se sull'ultima retrocessione s'insinua il sospetto di un complotto ordito alle spalle dei rossoneri. Fallito il pronto ritorno nella massima serie con Ettore Puricelli, il presidente Fesce si affida all'esperto Lauro Toneatto, che al primo tentativo fa centro: il Foggia, sospinto dai gol di Giorgio Braglia, ritorna fra le grandi. Con una situazione patrimoniale che comincia a farsi seriamente preoccupante, Fesce le tenta tutte per conservare la serie A, ma il Foggia ci mette del suo per complicarsi la vita: vira al quarto posto nel girone di andata, l'Europa sembra a portata di mano, ma racimola appena 9 punti nella seconda parte della stagione e non riesce così ad evitare la beffa di una nuova retrocessione nella quale il giallo del Rolex diventerà un episodio secondario.
Riappropiarsi della A vuol dire pazientare l'arco di due stagioni: nel '76 è Roberto Balestri, chiamato in corsa a sostituire Cesare Maldini, a timbrare l'impresa. E' il Foggia sparagnino ma cinico di Memo, Pirazzini, Colla, Bordon, Del Neri e Lodetti che, con pochi ritocchi, l'anno seguente con Puricelli centra la salvezza . L'esposizione debitoria del club di via Scillitani, intanto, cresce a dismisura. Fesce cerca disperatamente nuovi partner, ma ormai il commendatore è sempre più solo nella stanza dei bottoni. Così nel '78 puntuale riecco prima la B e poi, solo un anno più tardi, addirittura la C. Sembra l'inizio della fine, ma il presidente dalle risorse infinite trova la forza per centrare l'immediato ritorno in cadetteria. E' ancora una volta Ettore Puricelli a correre al capezzale del Foggia e a concretizzare un traguardo che a metà stagione pareva proibitivo. Il ritorno in B, però, si rivela un autentico calvario, ormai le risorse economiche sono allo stremo, e così nell'83, con un bel gruzzoletto di miliardi di debiti, alle porte è ancora la serie C.